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Settembre 2017


Nicola Cinelli, Valerio Menaldi e Eleonora Barneschi, con la propria struttura, entrano a far parte di Elexia

Milano, 18 settembre 2017 – CM&A – Cinelli Menaldi & Associati fa il suo ingresso in Elexia, studio di avvocati e commercialisti nato a Milano nel 2015 e che conta oggi oltre 30 professionisti attivi nella consulenza legale, fiscale, tributaria e amministrativa.

I responsabili dei dipartimenti dello studio salgono da 8 a 11 con l’ingresso di:

Nicola Cinelli – dottore commercialista, vanta una lunga esperienza in operazioni straordinarie, nella riorganizzazione di società e gruppi, nel risanamento e ristrutturazione del debito nei settori industriale, immobiliare e dei servizi; tra i numerosi incarichi ricoperti, è stato amministratore delegato di Aedes S.p.A. e presidente di Valore Reale SGR S.P.A.;

Valerio Menaldi – avvocato, uno dei più affermati consulenti nel settore delle infrastrutture; nel corso della sua lunga carriera ha avuto ruoli di primo piano in rilevanti processi di privatizzazione e ha lavorato su rilevanti operazioni di project financing e derivati per local utilities ed enti pubblici;

Eleonora Barneschi – avvocato, da oltre vent’anni opera con una specializzazione nel diritto degli enti locali e delle società pubbliche, degli appalti, dei servizi pubblici, nel governo del territorio e nel real estate.

Gli attuali responsabili dei dipartimenti di Elexia sono Daniele Portinaro (avvocato), Alberto Di Fresco (dottore commercialista e revisore legale), Alberto Basso (dottore commercialista e revisore legale), Elisa Castagnoli (avvocato), Gianluca Crespi (avvocato), Giuseppe Dell’Acqua (avvocato, LL.M.), Paolo Franzoni (dottore commercialista e revisore legale, avvocato) e Giulio Graziani (avvocato).

Elexia consolida così la propria struttura aprendo una nuova sede a Firenze, in via Cavour 106, e si conferma come punto di riferimento anche a livello nazionale.

Il profilo completo dei professionisti e i settori di specializzazione sono disponibili sul sito www.elexia.it.

Elexia avvocati & commercialisti è anche su LinkedIn, a questo indirizzo Elexia corporate page.

La gestione della normativa della privacy da parte delle imprese operanti in qualsiasi settore e di ogni dimensione, è qualcosa che oggi, soprattutto in previsione dell’entrata in vigore del nuovo GDPR 679/06, è necessario conoscere e implementare, per essere compliant e limitare i rischi di esposizione alle elevate sanzioni pecuniarie disciplinate dal regolamento europeo.

Lo studio Elexia è lieta di invitarLa a un breakfast meeting che si terrà presso i propri uffici in Via Solferino n. 7 di Milano, il prossimo 5 ottobre 2017 dalle ore 8,30, il cui tema sarà: ”Nuovo Regolamento Europeo Privacy: accountability e rischi privacy. Quali adeguamenti entro il 25 maggio 2018?”.

Per visionare il programma cliccare qui

Luglio 2017


Il Tribunale di Milano, in persona della dottoressa Amina Simonetti, lo scorso 9 luglio 2017 ha aperto la prima procedura di liquidazione dei beni ex art. 14 ter l. 3 gennaio 2012, n. 3, gestita dall’OCC – Organismo di Composizione della Crisi presso l’ordine degli avvocati di Milano e dall’avvocato Daniele Portinaro, in qualità di gestore della crisi.

Nel caso di specie, un ragazzo, trovatosi incolpevolmente nella situazione di sovraindebitamento descritta dall’art. 6 l. n. 3 del 2012 – in ragione di obbligazioni assunte a suo nome dalla madre nell’esercizio di un’attività d’impresa – ha depositato in Tribunale un’istanza di liquidazione dei beni – mettendo a disposizione dei creditori unicamente una parte della sua retribuzione, peraltro già pignorata per un quinto – per comporre la sua situazione debitoria unitamente alla relazione particolareggiata redatta dall’avvocato Portinaro.

L’apertura di questa prima procedura di liquidazione costituisce un chiaro esempio di come la l. n. 3 del 2012 possa trovare concreta e utile applicazione se gli operatori del settore collaborano proficuamente superando gli ostacoli interpretativi della legge. Se la sensibilità e l’orientamento al raggiungimento degli obiettivi posti dal legislatore in tema di sovraindebitamento permettono di superare i formalismi, è possibile aiutare soggetti in difficoltà a trovare una soluzione definitiva alle crisi individuali, con beneficio per l’intera collettività.

Avv. Daniele Portinaro

La CTP di Milano, con 3 sentenze gemelle  (CTP Milano, sez. 3, nn. 4543/4544/4545 del 03.07.17), respinge una tesi dell’Agenzia delle Entrate secondo la quale i rapporti finanziari regolati in conto corrente genererebbero una sopravvenienza attiva tassabile (nel caso, ovviamente, non rilevata in contabilità) al decorso del termine prescrizionale dalla loro apertura.

Una sopravvenienza attiva non ortodossa, quindi, secondo una teorizzazione piuttosto forzata che non viene accolta dalla CTP.

Quest’ultima, conformemente all’insegnamento della Suprema Corte, ha rilevato come nei rapporti regolati in conto corrente la prescrizione decorra dalla chiusura di quest’ultimo, e non in costanza del medesimo. Per il decorso della prescrizione, osserva ancora la Corte, occorrono elementi in concreto, mentre non sono sufficienti mere congetture.

La CTP rigetta quindi  la tesi erariale anche sulla base degli elementi in fatto emersi nella fattispecie sottoposta al suo esame, dove le parti avevano continuato a regolare i loro rapporti in conto corrente, registrando le reciproche rimesse in contabilità, rilevando gli interessi ed iscrivendo i saldi in bilancio, attivi o passivi che fossero.

La tesi erariale non è stata quindi rigettata tanto in quanto non coerente con gli orientamenti prevalenti nelle premesse teoriche e, comunque, smentita da elementi in fatto di segno contrario.

Dott. Avv. Paolo Franzoni

Giugno 2017


Con la presente newsletter si segnalano alcune importanti novità di recente introdotte con la conversione del Decreto Legge n. 50/2017 (c.d. Manovra correttiva).

Lo studio resta a disposizione per eventuali, ulteriori, chiarimenti.

Un finanziamento erogato in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti, omologato ai sensi dell’articolo 182-bis L.F., al fine di vedersi riconosciuta la natura prededucible ai sensi degli articoli 182-quater o 182-quinquies L.F. deve necessariamente essere erogato prima dell’omologa dell’accordo.

È questo il principio che emerge dal decreto di omologa di un accordo di ristrutturazione dei debiti, recentemente emesso dal Tribunale di Milano per una società quotata presso Borsa Italiana, alla cui presentazione ha partecipato, in qualità di attestatore, il dottor Alberto Di Fresco, di Elexia avvocati & commercialisti.

Dott. Alberto Di Fresco

Marzo 2017


La CTP di Vicenza, con sent. 866 del 27.10.2015, recentemente passata in giudicato, affronta il tema della responsabilità degli amministratori per le sanzioni tributarie, accogliendo la tesi del Litigation Tax Department di Elexia.

La vicenda riguarda l’asserito amministratore di fatto di una società del settore della conceria, alla quale viene notificato un avviso di accertamento, sul presupposto della detrazione indebita di IVA per operazioni inesistenti. Il medesimo atto viene infatti notificato anche a tale soggetto, attribuendogli la responsabilità in solido per il pagamento delle sole sanzioni.

In particolare, la CTP ha ritenuto fondato il rilievo della difesa in punto di violazione dell’art. 7 del D.L. n. 269/03, ove si prevede che le sanzioni amministrative relative al rapporto tributario proprio delle società con personalità giuridica restano esclusivamente a carico di quest’ultima.

La CTP ha poi escluso la fondatezza della tesi dell’Ufficio, che riteneva applicabile il principio espresso da una legge delega (art. 2, comma 1, n. 80/03), secondo il quale la sanzione si concentra sul soggetto che ha effettivamente tratto beneficio dalla violazione. Principio che tuttavia non ha mai trovato espressione in una norma delegata, fatta eccezione proprio per il sopra citato art. 7 D.L. 269/03, in senso tuttavia incompatibile con la tesi dell’Agenzia delle Entrate.

In buona sostanza, l’Ufficio ha elaborato una tesi non compatibile con il principio di legalità, che non consente di applicare una sanzione al di fuori dei casi previsti dalla legge.

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Dott. Avv. Paolo Franzoni

Febbraio 2017


Passata in giudicato la sentenza n. 772/19/16, la CTR di Venezia, sez.19, che ha accolto la tesi del dipartimento tributario di Elexia, vale la pena porsi ancora qualche domanda.

Nella parte in fatto, la vicenda è relativamente semplice.

Avendo l’Ufficio emesso un atto di recupero di un credito di imposta IRAP maturato in relazione ad attività di R&S, la società contribuente ha contestato la pretesa, impugnando il medesimo dinnanzi alla competente CTP.

Ottenuta sentenza favorevole, l’Ufficio ha presentato appello.

La CTR di Venezia, nel confermare la sentenza di primo grado, ha riconosciuto la legittimità del comportamento della società, la quale, dopo avere svolto una prima attività di R&S in ordine ad un nuovo processo produttivo, ne ha implementato i risultati nel proprio impianto. La tesi dell’Ufficio, secondo la quale si sarebbe trattato non di R&S, ma piuttosto di acquisto di macchinari, è stata giudicata meramente congetturale e formale, avendo l’Ufficio omesso di prendere atto degli effettivi contenuti della fattispecie e della conformità dei fatti descritti alla realtà. La CTR ha pertanto respinto l’appello e confermato la sentenza di primo grado, condannando l’Ufficio alle spese.

Così deciso il merito della questione, è tuttavia la tesi dell’Ufficio in via pregiudiziale, respinta dal giudice, a suscitare ancora interesse.

La contribuente aveva infatti pagato le somme indicate nell’atto impugnato, ma evidentemente tale pagamento non era avvenuto spontaneamente in adesione alla pretesa dell’Ufficio, bensì in virtù delle “Avvertenze” contenute nell’atto stesso ed in considerazione delle certe conseguenze del mancato pagamento (esecuzione forzata ed aggravio di oneri e spese, oltre che danno reputazionale).

La somma pretesa era pertanto stata pagata dalla contribuente nella logica del solve et repete, caratteristica ancora tipica di talune categorie di provvedimenti autoritativi dell’Agenzia delle Entrate, tra i quali tali atti di recupero, i quali, come già indica la denominazione, attengono alla fase attuativa del tributo (il pagamento) e non alla fase accertativa. In altri termini, i medesimi si comportano, da questo punto di vista, in modo analogo agli atti di riscossione dell’esattore (tipicamente il ruolo), la cui impugnazione non sospende automaticamente la riscossione, che procede invece con il proprio ritmo naturale nonostante la pendenza del giudizio.

In tale contesto, è pur vero che il contribuente paga, ma lo fa solo perché è costretto, e contemporaneamente contesta, appunto perché si auspica che le proprie ragioni siano riconosciute dal collegio giudicante e, per l’effetto, che quanto pagato venga infine restituito.

Oltretutto, nel caso di specie, per prudenza, proprio allo scopo di evitare qualsiasi equivoco, la contribuente si era premurata di indicare le proprie intenzioni all’Ufficio, comunicandole a mezzo raccomandata,

Ma l’Amministrazione, evidentemente poco convinta di poterla spuntare nel merito, ha sostenuto, sia in primo grado che in appello, che il pagamento, asseritamente “spontaneo”, avrebbe avuto l’effetto dell’accettazione alla pretesa e che ciò avrebbe giustificato la cessazione della materia del contendere ex art. 44 e 46 D.Lgs 546/1992.

La tesi dell’Ufficio era già stata rigettata dalla CTP, la quale correttamente aveva evidenziato e valorizzato l’obiettivo di tale pagamento.

Ma, soprattutto, la società aveva posto in essere fin da subito un comportamento nel suo insieme inequivoco, inibendo di fatto qualsiasi possibilità di confondere il medesimo con l’acquiescenza alle tesi dell’Ufficio dove, una serie di fatti, avvenuti tutti (considerati i tempi tecnici) nel medesimo contesto [(i) pagamento, (ii) impugnazione, (iii) dichiarazione a chiarimento delle intenzioni della contribuente e (iv) costituzione in giudizio], pacificamente conformi (i) a legge e (ii) alle istruzioni dell’atto impugnato, rendevano del tutto chiara e non suscettibile di essere malintesa l’intenzione della società (in tal senso, con riferimento all’analogo caso del pagamento successivo al giudizio di primo grado, Cass. n. 2826/2008; n. 27082/2006; Cass. n. 24547/2009; Cass. 11769 e 21385/2012; 20286/2013).

Così che l’argomentare dell’Ufficio era parso alla difesa essere soltanto un artificioso tentativo di speculazione non solo infondato, ma oltremodo pretestuoso.

La difesa aveva conseguentemente respinto il tentativo dell’Ufficio di ricondurre la fattispecie al brocardo “nemo potest venire contra factum proprium“. Il principio, che può tradursi in una sotto-clausola del principio generale delle buona fede negoziale (per tutti, Festi “Il divieto divenire contro il fatto proprio” pag. 109 e ss.), era stato infatti introdotto del tutto inopportunamente.

Infatti, la società non aveva mai manifestato, in alcuna forma, né esplicita né implicita, l’intenzione di prestare acquiescenza alla pretesa dell’Ufficio. Il pagamento era stato effettuato con espresse riserve e, dunque, non gli si poteva dare alcun valore di “fatto concludente”. Del resto non può essere inteso di per sé come accettazione il solo pagamento, potendo rilevare come tale esclusivamente alle condizioni del pagamento acquiescente vero e proprio, ex art. 15 del D.Lgs 218/1997, dove il medesimo presuppone espressamente, e prima di tutto, la rinuncia “ad impugnare l’avviso di accertamento” e dove il medesimo si formalizza contestualmente ad una agevolazione, consistente nel pagamento delle sanzioni ridotte ad un terzo” (in tal senso si vedano Nota D.R.E. Sicilia 19.10.1999 n.99/50685 e CTP di Torino n. 48/2009).

Ma non era certo questo il caso.

E ancora, quale avrebbe potuto essere l’affidamento ingenerato nell’Ufficio se la contribuente si era costituita in giudizio, senza dunque rinunziare all’azione? L’espressione “nemo potest venire contra factum proprium” presuppone l’ingenerazione di qualche tipo di legittimo affidamento in chi riceve il pagamento. La censura dell’Ufficio avrebbe avuto un qualche fondamento solo se il medesimo avesse potuto confidare nella stabilità della condotta della contribuente, ipotesi però inconciliabile con il tenore della comunicazione inviata dalla società all’Ufficio stesso e con l’apertura di un processo in opposizione alle pretese erariali.

La difesa aveva quindi sollevato l’eccezione di “dolo generale”, proprio allo scopo di evidenziare che era semmai l’Ufficio a venire meno al principio della buona fede, dato che da un lato intimava il pagamento delle somme, oltre interessi e sanzioni in misura piena, pena l’iscrizione a ruolo straordinario, e dall’altro poi intendeva approfittare di un comportamento da esso stesso indotto.

Nell’assumere la decisione, aderendo alla tesi della difesa, la CTR ha respinto l’eccezione di inammissibilità dell’Ufficio per avvenuta acquiescenza, “in quanto il contribuente ha univocamente chiarito, e tale chiarimento è stato peraltro assolutamente tempestivo, come il pagamento non sia stato assolutamente spontaneo né espressione di acquiescenza alla pretesa tributaria”.

Tutto bene quello che finisce bene, ma quanta fatica per una questione che pare ovvia e quante preoccupazioni per diritti sacrosanti e che invece vengono bistrattati proprio da quelle stesse autorità che per prime dovrebbero farne applicazione!

Dott. Avv. Paolo Franzoni

Con la sentenza n. 123/2017, la CTP di Modena accoglie la tesi della difesa, secondo la quale le modifiche apportate dalla legge di stabilità del 2014 (l. 27.12.2013, n. 147) all’art. 101, TUIR, in materia di deducibilità fiscale delle perdite su crediti, hanno valore interpretativo.

La deducibilità fiscale delle perdite su crediti ha sempre rappresentato uno scoglio molto arduo per i contribuenti, dove soprattutto la Corte di Cassazione ha assunto posizioni molto rigide e pressoché insuperabili.

E’ quindi finalmente costruttiva la posizione di quella giurisprudenza di merito che, come la sentenza in questione, esprime posizioni più vicine alla realtà fattuale della attività economiche.

In particolare, nella fattispecie al ns. esame si riconosce, in relazione al periodo di imposta 2010, che la deduzione della perdita su crediti era consentita, ricorrendo contemporaneamente la cessione pro-soluto del credito ed elementi valutativi idonei a ragionevolmente dimostrare l’ormai definitiva perdita dell’ammontare pressoché integrale del medesimo, contesto poi confermato ex post dalla liquidazione della società debitrice senza possibilità di recupero alcuno.

Osserva poi il Collegio Giudicante che tale assetto esegetico, comunque già ricavabile dal contesto normativo precedente, è stato ulteriormente confermato dalle dette modifiche, appunto intervenute successivamente al 2010 ed alle quali può essere attribuito valore interpretativo.

In questo senso, pertanto, anche per il passato possono essere superate le più rigide posizioni della giurisprudenza di legittimità, offrendo quindi una concreta possibilità di difesa ai contribuenti colpiti da provvedimenti impositivi dell’Agenzia delle Entrate aventi analogo contenuto.

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Dott. Avv. Paolo Franzoni

Gennaio 2017


Il decreto legislativo 254 del 30 dicembre 2016 attuativo della direttiva Europea n. 95/14, impone alle imprese di interesse pubblico (società quotate, enti creditizi, compagnie assicurative e altre entità che come tali siano state designate dagli Stati membri), che occupano più di 500 dipendenti, l’obbligo di predisporre il Bilancio di Sostenibilità, ergo la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario  o non financial and diversity information, sulle proprie iniziative in ambito ESG.

Nella divulgazione delle informazioni di sostenibilità, le imprese potranno basarsi su standard nazionali (come il ricorso agli indicatori già elaborati attraverso una procedura partecipata ed in uso attraverso la piattaforma del MISE), dell’Unione europea o internazionali.

I principali ambiti che le aziende dovranno rendicontare saranno:

  • il modello aziendale di gestione ed organizzazione delle attività dell’impresa (231/2001);
  • le politiche praticate dall’impresa, comprese quelle di dovuta diligenza, i risultati conseguiti tramite di esse ed i relativi indicatori fondamentali di prestazione di carattere non finanziario;
  • i principali rischi che derivano dalle attività dell’impresa, dai suoi prodotti, servizi, rapporti commerciali, incluse, le catene di fornitura e subappalto;
  • l’utilizzo di risorse energetiche, distinguendo fra quelle prodotte da fonti rinnovabili e non rinnovabili, e l’impiego di risorse idriche.
  • le emissioni di gas ad effetto serra e le emissioni inquinanti in atmosfera;
  • l’impatto attuale e prevedibile sull’ambiente nonché, ove opportuno, sulla salute e la sicurezza, associato ai fattori di rischio;
  • aspetti sociali e attinenti alla gestione del personale, le azioni poste in essere per garantire la parità di genere, le misure volte ad attuare le convenzioni di organizzazioni internazionali e sovranazionali in materia, e le modalità con cui è realizzato il dialogo con le parti sociali;
  • rispetto dei diritti umani, le misure adottate per prevenirne le violazioni;
  • lotta contro la corruzione.

Attenzione che, se gli amministratori degli enti omettono di depositare la dichiarazione individuale o consolidata di carattere non finanziario o indicano in essa fatti non veri, sono passibili insieme ai componenti dell’organo di controllo, di elevate sanzioni pecuniarie da un minimo di € 20.000 a € 150.000, comminate a seguito di ispezioni da parte della Consob.

Avv. Giulio Graziani

Agosto 2016


Con sentenza n. 772/19/16, la CTR di Venezia, sez.19,  accoglie la tesi di Elexia.

Avendo l’Ufficio emesso un atto di recupero di un credito di imposta IRAP maturato in relazione ad attività di R&S, la società contribuente ha contestato la pretesa impugnando il medesimo dinnanzi alla competente CTP di Rovigo.

Ottenuta sentenza favorevole, l’Ufficio ha presentato appello.

La CTR di Venezia, nel confermare la sentenza di primo grado, ha riconosciuto la legittimità del comportamento della società, la quale, dopo avere svolto una prima attività di R&S in ordine ad un nuovo processo produttivo, ne ha implementato i risultati nel proprio impianto.

La tesi dell’Ufficio, secondo la quale si sarebbe trattato non di R&S, ma piuttosto di acquisto di macchinari, è stata giudicata meramente congetturale e formale, avendo omesso di prendere atto degli effettivi contenuti della fattispecie e della conformità dei fatti descritti alla realtà.

La CTR ha pertanto respinto l’appello e confermato la sentenza di primo grado, condannando l’Ufficio alle spese.

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Dott. Avv. Paolo Franzoni

Luglio 2016


Pubblicato il 7 luglio 2016 il documento redatto dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili dal titolo: “Principi di redazione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex Dlgs. 8 giugno 2001 n. 231”.

Il predetto documento fornirà un nuovo e ulteriore strumento di aiuto ai professionisti impegnati in questa area nella fase di predisposizione, valutazione e revisione dei modelli organizzativi.

Si ricorda che il Dlgs. 231/01 ha introdotto nel nostro ordinamento la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato. Tale responsabilità è subordinata alla commissione di una serie di condotte, specificatamente elencate, da parte dei soggetti apicali o dipendenti dell’ente stesso.

Il Dlgs. 231/01 prevede poi una esimente dalla suddetta responsabilità qualora l’ente dimostri di aver adottato ed efficacemente attuato misure organizzative idonee a prevenire la commissione dei suddetti reati e, in particolare, di aver adottato ed efficacemente attuato un modello organizzativo idoneo alla prevenzione dei reati contestati.

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Avv. Giulio Graziani

Giugno 2016


Il sito oltre a presentare le aree di attività ed i professionisti di Elexia, costituirà un canale diretto per i Clienti, per altri professionisti e per tutti coloro interessati a entrare in contatto con Elexia.

Pertanto, tutti coloro che fossero interessati a ricevere aggiornamenti legali e fiscali da parte di Elexia potranno sottoscrivere il form presente nella pagina Community.